Malware e fake news al tempo del coronavirus
19 marzo 2020
Come difendersi dagli attacchi informatici

L’obiettivo di questo articolo non è smentire le numerose fake news
che circolano in questo periodo, non essendo nostra competenza. Ma lo è sicuramente mettere in guardia i nostri utenti dai numerosi malware
che, attraverso link da cliccare, video e mail, infettano i nostri telefoni, talvolta in maniera difficilmente rimediabile se non tramite una formattazione (con conseguente perdita di ogni dato inserito nel telefono, come la rubrica, le foto, ecc.).
Sembra assurdo, ma neanche troppo, pensare che proprio in un periodo delicato come quello che stiamo vivendo, gli “sciacalli informatici”, approfittando della fame di notizie
degli utenti, usino la loro debolezza per insinuare malware sui dispositivi dell’ingenuo di turno, o, a volte peggio, per suggestionare con false notizie la mente degli incappati.
Prima di tutto facciamo chiarezza sulla differenza tra fake news e malware. Le fake news
sono delle notizie false che circolano al solo scopo di creare scalpore, di ingenerare dubbio, di innestare un'idea errata nella mente di chi si faccia facilmente condizionare da fonti non attendibili. A tal proposito, soprattutto in questo periodo particolare, è ovviamente dietro l’angolo il rischio di infodemia
(eccesso di informazioni, da cui può derivare l’impossibilità di distinguere tra notizie vere e false). Sicuramente pericolose, tali fake news possono incoraggiare anche comportamenti pericolosi, errati o addirittura controproducenti, soprattutto in un periodo delicato come quello che stiamo vivendo.
Le fake news si diffondono nelle chat, silenziosamente, insinuando un dubbio, una falsa verità. Nelle mail aperte tutti i giorni, nei messaggi vocali; invitano a fare qualcosa, ad adottare un certo comportamento, a credere in qualcosa che non corrisponde al vero.
Si comprende facilmente che la questione non sia di poco conto considerato che la Corte dei conti europea (European court of auditors, Eca)
ha aperto un’inchiesta sulle misure intraprese dall’Ue con l' “Eu Action plan against disinformation” per arginare la diffusione di fake news che possono causare “danno pubblico”. Tutte le informazioni false o tendenziose sul coronavirus sono difatti “create con l’obiettivo di ottenere un guadagno economico o di ingannare intenzionalmente il pubblico”.
Si consideri inoltre che Whatsupp ha donato un milione di dollari
per sostenere il fact-checking
della #CoronaVirusFacts Alliance,
che si estende a più di cento organizzazioni locali in almeno 45 paesi. Nell’ultimo anno, WhatsApp ha lavorato per portare oltre una dozzina di organizzazioni di fact-checking direttamente su WhatsApp in modo che possano ricorrere al crowdsourcing
e segnalare le voci che potrebbero circolare su vari servizi di messaggistica.
Il malware, invece, indica un qualsiasi programma informatico usato per disturbare l’attività e le operazioni svolte da un utente di un computer o di un altro dispositivo elettronico. Questi virus possono insediarsi tramite diverse modalità all'interno dei nostri dispositivi, con diverse conseguenze. E’ molto probabile infatti che chi crea questo tipo di “infezioni” voglia avere accesso ai dati sensibili degli utenti attaccati, ma è altrettanto probabile che ci si possa ritrovare attivo un servizio in abbonamento
che, all’utente inconsapevole, sottrae credito ogni settimana
lasciandolo a secco (per i servizi in abbonamento e come difendersi, leggi qui).
Vediamo le truffe più in circolazione del momento, con la precisazione che l’elenco stesso, lungi dall’essere esaustivo, offre la possibilità di conoscere almeno una parte dei malware più pericolosi.
Molto diffuso è il virus pallax. Si tratta di un’attività di phishing
che invita gli utenti ad aprire un file zippato che contiene documenti excel. A seguito del click dell’utente, questo pericoloso virus consente agli hacker di assumere il controllo del dispositivo attaccato, rubando dati sensibili e spiando potenzialmente i comportamenti della vittima.
Gli utenti hanno ricevuto anche una mail che sembrava inviata addirittura dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, contente precauzioni contro il coronavirus.
Si tratta invece purtroppo di mail contenenti un pericoloso virus informatico. Ecco il testo della mail da non aprire: “A causa del fatto che nella sua zona sono documentati casi di infezione dal Coronavirus, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha preparato un documento che comprende tutte le precauzioni necessarie contro l’infezione dal Coronavirus. Le consigliamo vivamente di leggere il documento allegato a questo messaggio”.
Subito dopo il diffondersi della paura per il Coronavirus, la polizia postale ha rinvenuto una campagna di false email, che sembravano provenire da un centro medico giapponese e redatte in lingua giapponese
che, con il pretesto di fornire aggiornamenti sulla diffusione del virus, invitava ad aprire un allegato malevolo che mira ad impossessarsi delle credenziali bancarie e dei dati personali della vittima.
La polizia informatica, molto impegnata come si può comprendere in questo periodo, ha individuato anche un altro virus RAT nascosto dietro un file chiamato CoronaVirusSafetyMeasures.pdf. Questo virus consente a chi lo invia di gestire da remoto il computer della vittima.
L’ultima truffa online in ordine temporale avviene attraverso l’inoltro di email a firma di una tale dottoressa Penelope Marchetti, presunta “esperta” dell’Organizzazione mondiale della sanità in Italia. I falsi messaggi di posta elettronica, dal linguaggio professionale e assolutamente credibile, invitano le vittime ad aprire un allegato infetto, contenente presunte precauzioni per evitare l’infezione da Coronavirus. Il malware, della famiglia “Ostap” e nascosto in un archivio javascript, mira a carpire i nostri dati sensibili.
Di ultima creazione anche una finta mappa del coronavirus che diffonde AZORult, il malware che ruba password e dati riservati.
Ancora una volta, quindi, gli hacker approfittano della paura di massa per la pandemia da COVID-19, per diffondere le loro campagne malevole, così come giù successo il mese scorso con il banking trojan Emotet. Il malware, scoperto per la prima volta nel 2016, è di tipo infostealer
ed è quindi progettato per raccogliere informazioni memorizzate nei browser web delle vittime, in particolare cookie, cronologie di navigazione, ID utente, password e persino chiavi di codifica delle criptovalute. Con questi dati in loro possesso, i criminal hacker sono in grado di rubare numeri di carte di credito, credenziali di accesso e varie altre informazioni sensibili.
E contro le fake news?
La prima cosa che si può fare sicuramente è verificare sempre la fonte di una notizia prima di diffonderla. Questo sicuramente non è semplice ritornando al discorso sulla infodemia
di cui si è appena detto, ma con un pò di buonsenso non impossibile. Le fonti ufficiali
sono sicuramente i giornali di cronaca, i telegiornali, i siti internet affidabili che diffondono notizie. Molto probabile che si tratti di fake news quando il messaggio viene inoltrato tramite chat, sotto forma di messaggio di testo, da cui può derivare un meccanismo di invii a catena infiniti. Altra buona norma potrebbe essere quella di googlare sempre il testo del messaggio ricevuto prima di inserirlo in altre chat, bloccando così la diffusione di un messaggio errato, fuorviante, potenzialmente pericoloso. Infine, ma non da ultimo, usare sempre il buon senso nella lettura di una notizia, valutando se la stessa possa o meno essere fondata e vera sulla base dei criteri della logica.
Chiudiamo questa breve dissertazione con una citazione: Lo studio è l’arma che elimina quel nemico che è l’ignoranza. È anche il miglior amico che ci guida attraverso tutti i nostri momenti difficili
- Dalai Lama.

La nuova truffa del CUP si attiva con un messaggio breve, formale, apparentemente istituzionale: “ Si prega di contattare con urgenza i nostri Uffici C.U.P. Centro Unico Polivalente al numero 8938939081 per comunicazioni che la riguardano .” Chi lo riceve prova un’immediata attivazione emotiva : urgenza, comunicazioni che la riguardano, CUP. Il riferimento al Centro Unico di Prenotazione sanitaria fa scattare un meccanismo automatico: “E se fosse una visita? Un esame?” Alle volte intervenuto in alcuni casi da noi analizzati proprio in coincidenza con una vera attesa di informazioni da parte del CUP da parte dell'utente ignaro. Ed è proprio su questa leva psicologica che si basa la truffa. Come avviene la truffa: invito a chiamare il numero 8938939081 o altre numerazioni in "893" (numerazioni a valore aggiunto a tariffa speciale/sovrapprezzo) 1. Arriva un SMS da un numero di cellulare apparentemente italiano. 2. Il testo è generico, ma allarmante. 3. Si invita a chiamare un numero che inizia per 893. 4. La chiamata comporta costi elevatissimi al minuto (numerazioni a sovrapprezzo). 5. La telefonata viene spesso trattenuta in attesa per aumentare il costo. Il dettaglio che smaschera la truffa: il numero indicato inizia con "893". Le numerazioni 893 in Italia sono numeri a tariffazione speciale (servizi a pagamento). Le strutture sanitarie pubbliche non utilizzano numeri 893 per comunicazioni con i pazienti. Inoltre il messaggio è generico, non fa riferimento a strutture o al nominativo dell'utente. La "truffa emotiva" Questo tipo di messaggi è costruito appositamente per generare ansia e spingere all’azione immediata. E' un classico tipo di "truffa emotiva", basata sull'impulso ad agire. La leva psicologica, difatti, data dalla combinazione urgenza e salute, creano nell'utente la necessità di agire "per risolvere e conoscere". Le truffe moderne non si basano più dunque solo sull’ingenuità, ma sulla psicologia. In questo caso vengono attivati: • 🔴 Ansia sanitaria • 🔴 Paura di perdere un esame • 🔴 Senso di responsabilità • 🔴 Urgenza artificiale Quando si parla di salute, il filtro critico si abbassa. Andiamo al punto: Quanto si rischia di perdere? Le chiamate ai numeri 893 possono costare: • Diversi euro al minuto • Con addebito immediato sul credito • O direttamente in fattura Bastano pochi minuti di attesa per generare addebiti significativi. Se il cliente effettua la telefonata da rete fissa, anche se il piano tariffario prevede "chiamate illimitate", riceverà direttamente in fattura la richiesta di pagamento di una somma quale " numeri speciali " o " numerazioni in decade ". In caso contrario, se l'utente chiama da rete mobile, "rischia" solo il credito residuo, salvo sim in abbonamento il cui sovrapprezzo di riverserebbe sulla fattura mensile. Come difendersi. In primo luogo, molto banalmente, non richiamando i numeri che iniziano con 893, 895, 899 che sono sempre a pagamento. In secondo luogo, si può richiedere alla propria compagnia telefonica il " barring " delle telefonate in decade, in modo da inibire la chiamata in uscita verso tutti i numeri a pagamento. Si può avere il rimborso? Una buona notizia: si! La somma addebitata, come detto, si riversa direttamente sul conto telefonico dell'ignaro utente rimasto in linea in attesa di risposte da parte del cup, oppure gli prosciuga il credito telefonico durante l'attesa. Questo consente di agire direttamente nei confronti della compagnia telefonica, che ovviamente non è responsabile della truffa, per chiedere verifica della somma sottratta, barring delle telefonate in decade, e rimborso della somma , considerata l'ottica prevalentemente conciliativa delle sedi Corecom ed Agcom e considerando la buona fede dell'utente. I lontani cugini delle truffe emotive: i servizi non richiesti. Prima che l'AGCOM, su richiesta delle associazioni a tutela dei consumatori, disponesse il cosiddetto " doppio click " per l'acquisto dei "servizi aggiuntivi a pagamento", il fenomeno dei servizi in sovrapprezzo era estremamente diffuso. L'acquisto, involontario nella maggior parte dei casi, avveniva tramite navigazione in internet ed apertura di una " landing page ", ossia una pagina di "atterraggio", il cui click comportava in automatico acquisto di giochi, suonerie, oroscopi ed altri servizi aggiuntivi non richiesti dall'utente. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha sanzionato più volte i principali operatori per pratiche scorrette, considerato che l'acquisto comportava in quel caso un vantaggio diretto per l'operatore telefonico. E' chiaro dunque come al click involontario, e dunque alla truffa per inesperienza, per navigazione poco accorta, si è oggi sostituita la truffa emotiva, basata sull'urgenza, sulla necessità di evitare un danno. La telefonata parte difatti volontariamente dall'ignaro utente, mentre pensa di ricevere comunicazioni importanti, ed invece gli viene solo prelevato oltre 2 euro al minuto. I tempi cambiano, le truffe anche. Conclusione La truffa del “C.U.P. urgente” è un esempio perfetto di come oggi il raggiro si costruisca su credibilità apparente e pressione emotiva. Ma mentre i tempi cambiano, la tutela si evolve. Oggi si può molto più efficacemente diffondere consapevolezza negli utenti, e questo, è sicuramente un grande passo avanti.

Non è infrequente il caso di utenti che si rivolgano a Filodiretto Consumatori con un problema anche e soprattutto di ordine concreto: la perdita della propria numerazione , fissa o mobile. Il numero di telefono ci identifica, ci tiene in contatto con amici e parenti, ma anche clienti. La perdita dello stesso, oltre che comportare spesso un disagio per l’utente, può comportare anche un danno per quanti ne facciano un uso aziendale. Ma come può accadere che un utente si ritrovi il proprio numero chiuso, e, soprattutto, è possibile effettuare un recupero dell’utenza? Richiamiamo qualche caso che abbiamo affrontato. Maurizio C. si rivolge alla nostra Associazione in quanto, involontariamente, aveva disattivato tre sim in uso alla sua famiglia tramite l’applicazione del suo operatore telefonico. Un click di troppo, nel punto sbagliato, una mail di conferma. Tante telefonate al call center di riferimento per provare a bloccare quella che sembrava un’inevitabile cessazione definitiva. E poi, un sms con cui il gestore comunicava di aver lavorato “la tua richiesta di cessazione”. La preoccupazione del nostro amico Maurizio l’ha condotto presso la sede di Filodiretto, probabilmente con poche speranze di recuperare i tre numeri di cellulare che, a più riprese, sia negli store dove si era rivolto sia dal call center, venivano definiti come “cessati”. Caso identico quello di Vincenzo A., che sempre tramite applicazione, probabilmente per far partire una richiesta di modifica di piano tariffario, ha involontariamente disattivato due sim, di cui uno in uso alla moglie, libero professionista, che dunque molto aveva legato all’uso di quel numero di telefono in termini di reperibilità per il cliente e di professionalità. In entrambi i casi, Filodiretto non aveva solo il compito di recuperare i numeri di telefono, ma anche di salvaguardare il collegamento dei professionisti ed artisti coinvolti con i loro clienti e potenziali tali. La perdita di numerazione non risparmia nessuno! Filodiretto si è occupato di recuperare il numero di cellulare personale di una famosa attrice, cessato per problematiche relative alla fatturazione. L’utente aveva necessità di recuperare rapidamente il proprio numero storico, dovendo gestire un team di lavoro per la regia di cui si stava occupando. Con poche speranze, probabilmente, si è rivolta a Filodiretto consumatori chiedendo il ripristino della sua utenza mobile. La perdita della numerazione della linea fissa invece ha portato Maria Teresa D.C., una simpatica signora di 80 anni, presso la sede di Via Chiaia per provare a risolvere la sua problematica. Successivamente alla perdita del marito, la signora riusciva ad ottenere abilmente un subentro (cambio di intestatario), procedura non particolarmente agevole, nella quale invece si districava alla perfezione. Facendo però affidamento sulla domiciliazione delle fatture, non si preoccupava di controllare i pagamenti delle stesse. Si ritrovava, improvvisamente, con il telefono di casa muto, ed era impossibile sia ricevere che effettuare telefonate. FiloDiretto si è interessato di recuperare un numero che per la nostra Maria Teresa non solo era indispensabile per comunicare con parenti ed amici, ma anche che aveva un valore affettivo, essendo attivo da oltre 40 anni. Successivamente al recupero della numerazione, abbiamo anche chiesto lo storno totale della posizione debitoria, ottenendo dunque la massima tutela per la nostra cliente. Recente il caso di Francesco Pio A. con la sua società, a cui durante la procedura di cambio di operatore veniva suggerito di inviare anche la disdetta al vecchio gestore. Ciò comportava irrimediabilmente la cessazione della numerazione, che non riusciva a migrare all’altro gestore. Trattandosi di una attività, era necessario un recupero anche tempestivo. In tutti questi casi, FiloDiretto ha restituito i numeri di telefono ai loro legittimi proprietari! Se hai vissuto un caso analogo, scrivici. Possiamo chiedere un risarcimento per te anche laddove sia trascorso un termine troppo lungo per tentare un recupero di numerazione.

Inserendo in google la frase " furto dati ", oggi, in prima pagina c'è l'icona di una nota compagnia di telefonia, la Ho mobile, facente capo alla ben più nota Vodafone. La presunta vendita di dati al cd. dark web , per scopi più o meno prevedibili, ma certamente non leciti, ha fatto rapidamente il giro di tutti gli utenti che hanno scelto la Ho come proprio operatore di rete mobile. Filodiretto sta ricevendo centinaia di richieste in queste ore da parte di utenti preoccupati dalla possibilità che i propri dati sensibili vengano usati illegittimamente, e che hanno ricevuto un messaggio di questo tenore: “ Ti scriviamo per informarti che purtroppo ho. Mobile, come numerose altre aziende, e' rimasta vittima di crimini informatici che si sono intensificati durante la pandemia. Da analisi approfondite, tuttora in corso e in stretta collaborazione con le Autorita' inquirenti, e' emerso che e' stata sottratta illegalmente una parte dei tuoi dati con riferimento solo ai dati anagrafici e dati tecnici della tua SIM . Non c'e' stata alcuna sottrazione di dati di traffico (telefonate, SMS, attivita' web, etc.) ne' di dati bancari o relativi ai tuoi sistemi di pagamento. Abbiamo immediatamente attivato ulteriori e nuovi livelli di sicurezza per mettere tutti i clienti al riparo dalla minaccia di potenziali frodi. Potrai comunque richiedere in qualsiasi momento la sostituzione gratuita della SIM presso i punti vendita autorizzati ho. Mobile. Per maggiori dettagli vai su ho-mobile.it/comunicazione ” Ma vediamo con ordine.








